L’identità di una comunità è impressa nei suoi monumenti, nei racconti dei saggi, nelle vie e nelle piazze, nelle mani sapienti degli artigiani. A volte, come nel caso di Faenza e Toki, è  scolpita nella ceramica.

La ceramica ha origini lontanissime e una storia molto lunga; è la materia prima per creare innumerevoli oggetti di varia utilità e una forma di espressione artistica che non cessa di raccontare storie. La parola ceramica ha un’origine greca, da kéramos, che significa “terra del vasaio”. Nelle sue numerose declinazioni la produzione della ceramica ha toccato molte zone del mondo, tra le quali l’Italia e il Giappone.

Nella penisola italiana, fra gli oltre 40 comuni di antica e affermata tradizione ceramica, c’è  Faenza, un’incantevole città d’arte lungo la via Emilia, in provincia di Ravenna, incorniciata dalle prime colline dell’Appennino. A Faenza tutto parla di ceramica, a cominciare dal nome: faïence è il termine più diffuso in Europa per definire la ceramica. Nella città romagnola i primi opifici risalgono al I sec. a.C., favoriti dalle ottime argille del fiume Lamone, su cui sorge la città. Qui la ceramica raggiunge il suo apice nel Rinascimento, quando l’eleganza dei decori diventa tratto esclusivo al punto da dettare una nuova linea narrativa, detta istoriata. Dopo un periodo di crisi nell’Ottocento, si ebbe un movimento di rinascita nei primi anni del Novecento con la Grande Esposizione delle Ceramiche e l’apertura, nel 1908 da parte di Gaetano Ballardini, del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche, che ospita ancor oggi circa 6000 pezzi di ogni provenienza geografica e di ogni epoca storica. Ha una sezione dedicata alle ceramiche dell’Estremo Oriente: circa 400 manufatti rappresentativi dei principali centri di produzione ceramica della lontana Asia. Nel 2000 l’UNESCO lo ha riconosciuto “testimone di una cultura di Pace come espressione dell’Arte Ceramica nel mondo”. Ancor oggi in città si trovano ben oltre 60 botteghe ceramiche dove artigiani e artisti producono oggetti a marchio certificato.

Faenza, foto di Angelo Mostacchi

I primi manufatti in terracotta rinvenuti in Giappone risalgono al Neolitico e si compongono di vasellame per la conservazione di acqua e cibo. La città di Toki, sull’isola di Honshū nella prefettura di Gifu, è conosciuta come uno dei maggiori centri produttivi di ceramica ed è nota come “la città delle ceramiche Mino”. Questo è il nome che si riferisce all’area meridionale della prefettura di Gifu. Benedetta con risorse naturali di argilla di alta qualità, Toki produce attivamente ceramiche sin dai tempi antichi. Alla periferia della città  si trovano storici siti di fornaci, detti Anagama, ricavati scavando nelle pendici delle montagne.  All’interno di questi forni, diffusi nella prefettura di Gifu, venivano cotte delle ceramiche chiamate Sue, già nel tardo periodo Kofun (VII sec. d.C. ). Questa produzione, iniziata più di 1300 anni fa, è ancor oggi parte della vita quotidiana degli abitanti. Il 3, 4, 5 maggio di ogni anno si tiene il Mino Yaki Matsuri, uno dei più importanti festival della ceramica in tutto il Giappone. A partire dal 1986 si tiene il Festival Internazionale della Ceramica Mino per promuovere lo sviluppo e la crescita dell’industria ceramica nel mondo.

Donburi Toki

Per condividere la cultura e la storia della ceramica, Toki e Faenza il 23 ottobre del 54° anno dell’era Showa (1979) hanno siglato un patto di gemellaggio.
Quasi un matrimonio a distanza, che si rinnova di anno in anno nel segno della terra, l’argilla, materia che si fa preziosa nelle mani sapienti dei maestri del fuoco.

Il rinnovo del patto di amicizia è stato siglato il 16 aprile 2018 a Faenza tra il sindaco Giovanni Malpezzi e il Sindaco di Toki, Kato Yasunari. Il memorabile incontro è stato reso ancor più particolare dalla firma apposta su una pergamena di argilla a testimonianza della loro amicizia che dura nel tempo grazie al linguaggio comune della ceramica.
Nonostante le distanze geografiche, sono stati realizzati tanti progetti nell’una e nell’altra città: nel 2004 è stato pubblicato un libro fotografico sugli scambi culturali tra Toki e Faenza e nella città di Toki è stato realizzato un giardino all’italiana; la manifestazione “Argillá” di Faenza ospita artigiani provenienti da Toki.
Nel 2019 sono stati celebrati i 40 anni di gemellaggio e per l’occasione ha fatto tappa a Faenza all’inizio del 2020 una mostra di ceramiche giapponesi.

Questo patto di amicizia basato sulla cultura delle opere realizzate a mano, vanta numerosi sostenitori e promotori: tra questi, l’artista Tomo Hirai, che da più di 25 anni vive tra Faenza e il Giappone e negli anni Novanta ha realizzato una particolare produzione scultorea ispirata alle forme della scuola faentina rinascimentale. Oltre a lui, Hidetoshi Nakata, ex giocatore di calcio di serie A, che, appese le scarpette al chiodo, si è dedicato alla promozione dell’artigianato locale, organizzando anche un premio internazionale della ceramica in collaborazione con il MIC di Faenza, convinto che l’artigianato dia gioia alla vita.

Faenza – Toki
23 ottobre 1979

Faenza

Toki

Emilia Romagna

Prefettura di Gifu

Fiume Lamone

Fiume Toki
Clima mediterraneo

Clima freddo e temperato

Da visitare:
MIC
Evento Palio del Niballo

Da visitare:
Parco della Ceramica Mino
Otibe-no Sato Park

Da assaggiare:
Curzul con ragù di scalogno

Da assaggiare:
Onimanju

di Floriana Maci e Yukari Tsuchida

www.micfaenza.org
www.gemellaggifaenza.it
www.jappi.jp
www.tooki-minoyaki.jp
www.toki-kankou.jp
www.city.toki.lg.jp